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Antognoni, 341 partite con la Fiorentina con 61 reti

 

In azzurro debutta nel 1974 contro l'Olanda nella nazionale di Bernardini

 

Protagonista nel mondiale spagnolo mentre marca Passarella, suo futuro compagno nella Fiorentina

 

 SIMBOLO E LEGGENDA  DELLA FIORENTINA

ANTOGNONI

Liedholm lo scopre e lo lancia nella Fiorentina dove diventa leader così come in nazionale; una carriera di grande soddisfazioni ma anche molto sfortunata

Di giocatori come lui non se vedono più sui campi di gioco, o forse più semplicemente, non li fanno più. Giancarlo Antognoni è il classico regista stilisticamente perfetto dalla testa alta, padrone della palla, corsa lunga, falcata classica, destro potente. I suoi passaggi precisi sempre alla ricerca di un compagno da smarcare, suoi i calci di punizione dal limite dell’area. Un trequartista elegante portato più ad attaccare che a difendere. Diventa il simbolo della Fiorentina, dove però vince quasi niente, lasciando una grandissima impronta nella squadra e in tutta la città.

Eppure a Firenze ci arriva proprio casualmente; il suo destino era quello di vestire la maglia granata del Torino. I suoi primi calci sono ovviamente nella squadra di casa della Juventina di Perugina per poi passare in serie D nell’Asti Macobi.

Quel ragazzone dalla folta chioma piace ai tecnici del Torino che lo acquistano per pochi spicci, ma Antognoni piace anche a Liedholm che nel 1972 è l’allenatore dei viola e lo vede giocare  nella nazionale giovanile. Costerà non poco alla Fiorentina, prima 75  milioni per la comproprietà, poi tutto il cartellino ben 350 milioni dell’epoca, una cifra enorme considerando che si parla di un giocatore di solo di diciotto anni.

Liedholm però ha valutato giustamente le qualità di quel ragazzo, che in breve diventerà il regista della Fiorentina e lo mette in prima linea insieme a due giocatori di classe come De Sisti e Merlo. Poco dopo Antognoni sarà anche il faro della nazionale italiana.

Infatti dopo due stagioni in serie A Fulvio Bernadini lo sceglie per guidare il nuovo centrocampo dell’Italia dopo la disfatta dei mondiali tedeschi. Il paragone con Gianni Rivera è obbligatorio ed eccolo debuttare nella difficile trasferta in Olanda, per le eliminatorie della Coppa Europa.

Di fronte ai nuovi signori del calcio totale, Antognoni non sfigura e crossa la palla per la testa di Bonisegna per il vantaggio momentaneo. Firenze sogna e spera che grazie alla classe e alla genialità di Antognoni possa ritornare protagonista del nostro calcio. Nel 1976 arriva l’unica vittoria dei viola sotto la guida di Giancarlo, è della Fiorentina la Coppa Italia.

La sua carriera fu lunghissima ma sempre al centro di polemiche; se Firenze lo considera indiscutibile, e per lui conia il soprannome di “Il putto”, in nazionale le critiche della stampa lo bersagliano in continuazione. Molti lo vedono discontinuo, che non attacca come dovrebbe e che non difende quando serve. Inoltre sembra non inserirsi perfettamente in una nazionale che gioca intorno al blocco della Juventus.

Bearzot gli ripone grande fiducia e grazie anche a lui arriviamo ai mondiali argentini.Ricordiamo i gol su punizione contro l’Inghilterra nella decisiva partita  allo stadio Olimpico.In Argentina  gioca in non perfette condizioni, fermato da una tarsalgia e la staffetta si crea con Renato Zaccarelli. La carriera di Antognoni deve essere ancora segnata dalla sfortuna; nel 1981, all’apice della sua carriera, in uno scontro con il portiere Martina del Genoa rischia la vita; le immagini drammatiche rimangono scolpite nella mente di tutti i tifosi. Doppia frattura della scatola cranica e mitico ritorno nelle ultime giornate di una stagione esaltante.

La sua Fiorentina rischia di vincere lo scudetto e finirà seconda dietro la Juventus; sarà il più grande risultato dei viola sotto la sua regia.Arriva il tempo del  mondiale spagnolo ed Antognoni è protagonista di tutte le partite, fino alla mitica vittoria del Brasile dove realizza lo splendido gol del 4 a 2 ingiustamente annullato. Nella semifinale contro la Polonia, al 26’ si infortuna seriamente e deve uscire dal campo. La merita finale contro la Germania, non lo vedrà protagonista e Giancarlo festeggia con i compagni mischiando gioia ad amarezza. Giocherà nella Fiorentina ancora per cinque stagioni, dove vivrà altri due lunghi stop per gravi infortuni. In nazionale vestirà per 73 volte la maglia azzurra, la sua ultima partita il 16 novembre 1983 nella sconfitta contro la Cecoslovacchia, in una squadra ormai logora e che Bearzot vuole rinnovare senza convinzione.

L’ultima partita è Fiorentina  - Atalanta del 17 maggio del 1987. Il suo bottino è di quindici stagioni con 341 gare segnando 61 reti. Una parentesi nel campionato svizzere e poi quella di dirigente calcistico. Per lui il ricordo di una bacheca spoglia,ma forse per rimanere per sempre nei ricordi dei tifosi non bisogna vincere, ma si deve essere campioni sia sul campo che nella vita e in questo Antognoni lascia un grandissimo esempio.