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Franz Beckenbauer, icona del Bayern Monaco e del calcio mondiale

 

Una foto di un giovanissimo Beckenbauer, è il 1965

 

L'apoteosi del titolo mondiale del 1974

 

Ultima stagione nel 1982 con la maglia dell'Amburgo, con lui Uwe Seller

SIMBOLO DEL CALCIO, LEGGENDA TEDESCA

KAISER FRANZ

Beckenbauer cresce nel Bayern di Monaco, con lui e con altri campioni diventerà il club più forte del mondo. Pallone d'oro nel 1972 e nel 1976

Nato a Monaco il giorno 11 settembre 1945 è sicuramente il giocatore simbolo del calcio tedesco. Il soprannome de il “Kaiser”, riflette le sue doti di autentico leader, oltre la grandezza del suo stile e della sua tecnica. E’ stato il libero per eccellenza non solo del calcio tedesco ma di tutto il calcio mondiale.

Negli anni sessanta interpreta per primo il suo ruolo in un a nuova visione; non solo quella strettamente difensiva, ma anche con finalità costruttive e pronto all’occorrenza anche a concretizzare le sue azioni in rete. Da ragazzo incominciò a lavorare nelle assicurazione ma a 17 anni entra nel vivaio del Bayern  e due anni dopo debutta in prima squadra. Era il 1964 all’epoca la squadra di Monaco giocava in seconda divisione, mentre in prima serie dominava gli avversari storici del Munchen 1860. In sei anni il destino della squadra cambiò, grazie a lui ma anche a tanti giovani giocatori che diventeranno grandi campioni, primi fra tutti Gerd Muller ed il portiere Maier.

Il 1965 è l’anno della svolta, arriva la promozione in prima serie e al termine di quella stagione il Bayern conquista  un ottima terza piazza dietro i cugini del Monaco e il Borussia. E’ il momento anche di vestire per il giovane Franz la maglia della nazionale e debutta contro la Svezia, in una partita decisiva per le qualificazione ala Rimet inglese. Quelli furono i mondiali della sua consacrazione internazionale. Arrivò alla famosa finale con i padroni di casa con un Beckebauer marcatore principe con un bottino di ben quattro reti, solo Eusebio aveva fatto meglio, eccezionali per un giovane libero. In quella finale marcò il grande Bobby Charlton, limitandone le capacità offensive in una partita equilibrata decisa da un gol fantasma.

Franz Beckenbauer è ormai un giocatore di prima grandezza e l’anno successivo conduce il Bayern al primo titolo europeo, la Coppa delle Coppe. L’anno successivo in una partita amichevole “ribattezzata” come la rivincita della Rimet realizza il gol  che sigla la prima vittoria della nazionale tedesca sull’Inghilterra.

Nel 1969 finalmente è il momento anche il titolo nazionale. Parlare del mondiale del 1970 è quasi superfluo, basta ricordare la sua immagine nella mitica Italia – Germania;  nonostante un infortunio alla spalla, Franz continuò a giocare vistosamente fasciato grande parte della partita, un momento ed un giocatore unico.

La sua apoteosi, o forse sarebbe meglio dire la sua prima apoteosi, la raggiunge nel 1972 vincendo con la nazionale il titolo europeo contro l’URSS. Il successo gli vale anche il Pallone d’Oro in una classifica che parla tedesco, dimostrando ormai l’assoluta valore mondiale del calcio di questa nazione. Beckenbauer precede il suo compagno Gerd Muller e Netzer stella del Borussia.

Si apre l’epoca del grande Bayern con le sue tre vittorie consecutive in Coppa dei Campioni nell’arco 1974-1976, speculari alle tre vittorie consecutive nel campionato tedesco. Nel 1974 il trionfo della Coppa del Mondo, in una competizione dove la squadra tedesca aveva cominciato zoppicando il torneo, sconfitto con la DDR e stentata vittoria contro il Cile, ma che poi aveva visto i tedeschi crescere e dominare i loro avversari, fino alla finale contro l’Olanda. Nel 1976 è il momento anche della Coppa Intercontinentale ai danni del Cruziero.

Beckenbauer è insieme a Cruyff il giocatore simbolo del calcio mondiale in quel periodo e si continua a candidare alla conquista del Pallone d’Oro alla fine di ogni anno. Nel 1974 è secondo, così come nell’anno successivo e nel 1976 si aggiudica il suo secondo titolo come migliore giocatore d’Europa, a conclusione forse del periodo di massimo splendore del calcio tedesco. Infatti è un premio che esalta la vittoria in Coppa Campioni ma consola per la sconfitta contro la Cecoslovacchia in Coppa Europa. A soli 31 anni Beckenbauer sembra avvertire che è cominciata la sua fase discendente dopo quasi dieci anni ad altissimo livello e abbandona il Bayern richiama dalle “sirene” del ricco calcio americano. Per lui un contratto di 2 milioni e mezzo di dollari.

Sono quattro anni nel Cosmos di Pelè e vince tre titoli di categoria. L’avventura con la sua terra però non è terminata. Nel 1980 torna in Germania e gioca due stagioni nell’Amburgo. Ironia della sorte il suo Amburgo arriva secondo dietro il Bayern, ma l’anno successivo Beckenbauer e l’Amburgo vincono il titolo nazionale davanti ai bavaresi. Con un titolo appena conquistato nel 1982  ritorna in America e conclude nuovamente nei Cosmos. Beckenbauer abbandona il calcio ma l’affetto e la stima dei tifosi tedeschi e la serietà dell’uomo oltre che dell’atleta lo portano subito a ricoprire il ruolo di responsabile della nazionale tedesca. La sua esperienza lo porterà a due finali mondiali, la prima persa nel 1986 contro l’Argentina di Maradona e la famosa vittoria nel 1990, riprendendosi la Coppa che il “pibe de oro” gli aveva strappato quattro anni prima.

Dopo una non brillante parentesi con il Marsiglia torna a dirigere, manco a dirlo, il suo Bayern. Sarà ancora un titolo nazionale, per poi passare al vertice direttivi della squadra e adesso responsabile organizzativo del prossimo.Un uomo di successo ma anche di grande talento e serietà, l’immagine del perfetto uomo tedesco che i tedeschi anno sempre ammirato ed amato.