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Franco Causio impegnato in un contrasto con De Sisti

Causio nel primo anno nella Juventus

Insieme ad Haller, colonne della Juventus dei primi anni settanta

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L'ALA DESTRA DEL CALCIO ITALIANO

FRANCO CAUSIO

Debutta a quindici anni nel Lecce poi la Juventus dove diventerà un giocatore insostituibile

L’amore verso il calcio da parte di Franco Causio nasce praticamente con lui. A solo quindici anni già è pronto per debuttare nella squadra della sua città, Lecce, in serie C. Solo tre partite ma sono  un ottimo inizio per un giovanissimo campione. L’anno successivo come ala passa alla Sanbenedettese, ed è più di una promessa. Causio ormai si sta definendo nel ruolo che sarà per sempre suo, quello della mezzala di punta, e così arriva l’interessamento della Juventus, che lo porta a Torino a solo diciassette anni. Un anno a guardare giocare i compagni, poi in una domenica di gennaio ecco il debutto in serie A contro il Mantova. Finirà 0 a 0 ma la sua gavetta deve ancora continuare. E’ un ragazzo di talento ma che deve maturare giocando. Due anni in prestito per farsi le ossa con la Reggina e poi in ritorno in A con il Palermo. E’ un campionato sfortunato che porterà i rosa nero in serie B, ma è il momento che la dirigenza juventina lo richiama nei suoi ranghi.

La sua personalità calcistica era ormai dichiarata, la sua tecnica lasciava tranquilli, il suo temperamento un po’ meno. Picchi, il suo allenatore, crede in lui e sa come prenderlo. Viene considerato una “testa calda” non facile da trattare fuori dal campo, ma in gara sapeva mostrare un impegno ostinato, che faceva smorzare tutte le facile illazioni di un giocare che voleva far brillare principalmente se stesso a discapito della squadra. In Causio la sua bravura si fondeva con il suo fondamentale contributo sia in attacco che in difesa.

Causio diventerà un giocatore decisivo per la Juventus nei prossimi campionati. Dopo il dramma di Picchi ecco arrivare Vycpalek, per costruire una squadra che dopo due anni tornerà al successo. Stagione 1971-72 è il moneto del quattordicesimo scudetto. In attacco Causio macina chilometri sulla fascia per i sui cross che sono inviti felici per un volpone come Anastasi e per quell’astro nascente di Roberto Bettega. Franco Causio  a soli 21 anni è già un atleta maturo e degno di traguardi sempre più ambiti. Arriva anche la nazionale, con un Valcareggi che non può negare l’azzurro ai giovani campioni juventini come Causio e Capello. Franco  debutta in un gara importante, nei quarti di finale della Coppa Europa 1972 nella sfortunata partita contro il Belgio. Entra al posto di Domenghini per rafforzare un attacco che gioca al tiro al bersaglio verso la porta protetta dal portiere Piot che para veramente tutto. Gli azzurri saranno eliminati, ma pochi giorni dopo la Juventus vince il campionato. Dopo la debacle in Coppa Europa la fascia destra sarà sua entrando definitamene nel giro azzurro.

Lo scudetto per la Juventus  si ripete l’anno successivo con una squadra ancora più forte grazie agli  arrivi di Zoff e di un redivivo Altafini ,ma  fallisce in finale contro l'Ajax l'obiettivo della CoppaCampioni. Causio ormai diventa l’uomo dei cross, della fascia, dei dribbling taglienti, belli ed efficaci. Gioca in azzurro anche nella partita di Wembley, dove superiamo a casa loro l’Inghilterra. Arriva la stagione dei mondiali, e i bianconeri non vivono un momento fortunato. Si fallisce l’obiettivo scudetto e in nazionale Causio deve accontentarsi della panchina. Valcareggi schiera entrambi i campioni Rivera e Mazzola, e la fascia e per il “baffo nero azzurro”. Causio accetta senza polemica ma l’evidenza di una squadra carente sia fisicamente che tecnicamente lo rilancio nei momenti decisivi. Nel match contro l’Argentina Gianni Rivera si spegne con i passare dei minuti, scomparendo dal gioco. Impossibile  non sostituirlo e Causio entra al suo posto. Sarà anche un momento storico perché  saranno anche gli ultimi momenti azzurri di un grande campione come Gianni Rivera. Causio giocherà titolare anche nella sfortunate partita con la Polonia ma ormai il calcio italiano non può più fare a meno della tecnica  e della creatività di questo giocatore.

1a parte - continua