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Cuccureddu nella copertina dell'Intrepido come nuovo eroe bianconero
Il giovane difensore in azione nella sua seconda stagione come bianconero
Inter - Juventus del campionato 1969-70, Cuccureddu contrasta Bertini
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IN DIRETTA CON IL PASSATO ANTONELLO CUCCUREDDU Riproponiamo una intervista
rilasciata al settimane l’Intrepido nel marzo del 1970 da Antonello
Cuccureddu, all’epoca giovane difensore della Juventus. D. - Di quale
località è della Sardegna, caro Cuccureddu? R. - Sono di Alghero,
una splendida zona, una spiaggia diventata famosa in tutta Europa. Ma una
cosa che pochi sanno è che il nostro dialetto è simile al catalano, in
quanto un tempo la zona era un feudo del re di Spagna, che chiamò gli
abitanti di questa zona “caballeros”, quindi siamo tutti nati
“cavalieri”. D. - Procediamo con ordine : lei inizia
con i ragazzini dell’Alghero, e poi…
R. - Poi come centrocampista, perché questo era il mio ruolo, incomincia ad interessare ad una squadra sarda, il Torres. Mi comprarono, era il torneo 1966-67, per due milioni. Feci una stagione intensa il quella squadra e intanto ricordo che desideravo di poter presto giocare nel Cagliari, la squadra di Gigi Riva e di tanti campioni. Questo era il sogno di tutti i ragazzi della mia terra. D. - Non fui accontentato ? R. - No in quanto l’anno dopo passai al Brescia, all’epoca in serie B. Fu una stagione così e così, dal punto di vista delle reti, perché non ne segnai neppure una. Ma il calcio è fatto anche di digiuni. Poi arrivò il 1969, l’anno del mio grande lancio, con il passaggio alla Juventus. Per me era un sogno, visto che da ragazzo il mio idolo era proprio questa squadra, e adesso il mio sogno era a portata di mano. Sono stato venduto per quattrocento milioni, un buon affare per il Brescia, ma io finalmente era alla ribalta del calcio italiano. D. - Nella Juventus è diventato subito titolare… R. - Sono stato
fortunato, l’ammetto! Avrei potuto fare tante anticamera ed invece dopo
solo due mesi di attesa sono entrato in prima squadra. Il motivo era
legato alla partenza di Carniglia e per
evitare l’indignazione dei tifosi che non hanno accettato questa
situazione hanno messo mano ai giovani senza indugio. Così ho debuttato
come titolare dopo poche settimane. D. - Quante partite ha giocato in
bianconero ?
R. - Finora quindici, più tre in coppa. I miei gol sono stati quattro finora. Il primo , quello del “sacrilegio”, contro il Cagliari, Il secondo con il Torino, nel derby, vinto poi per tre a zero.Gli altri due sono contro il Vicenza, dove siglai una doppietta. L’ultima domenica ho poi realizzato… quasi un gol quando ho deviato di testa sulla linea un tiro di Mazzola che per l’Inter poteva significare la vittoria. D. - Ci ricorda il
gol contro il “suo” Cagliari ? R. - Scendendo in campo
all’Amsicora, il campo del Cagliari, mi sono sentito una tremarella alle
gambe. I miei compaesani erano venuti a vedermi, e anche loro, come il
tutto il pubblico, era incerti per chi dovevano tifare…per un sardo o
per “i sardi” ? Alla fine applaudirono
il Cagliari ma applaudirono anche me e spesso sentii il grido “Forza
Sardegna .”Pareggiai in extremis il
gol di Domenghini e la partita finì senza vinti ne vincitori. D. - A proposito
dei prossimo mondiali di calcio, che ne direbbe di una passeggiatina in
Messico ? R.
- Non me ne parli, è
il sogno di tanti giovani, il miraggio di tanti ragazzi che vogliono farsi
notare. Ma la mia esperienza
in nazionale è ancora insufficiente; ho giocato solo nella Under 21 per
quattro volte segnando una rete, ma credo che sia troppo poco per i
tecnici azzurri per darmi fiducia! D.- Com’è la sua vita a Torino? R.
- E’ molto semplice, vivo insieme a Marchetti, un altro
calciatore juventino, con il quale divido la stanza. Niente vita mondana,
solo cinema, lettura e molti allenamenti. D.
- Un pronostico per questo campionato 1969-70? intervista tratta dall'Intrepido n.11 del marzo 1970 |