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DUECENTO GOL CON LA JUVE, LA SUA STORIA ALEX DEL PIERO Amato, discusso, criticato, Del Piero è stato sempre un campione al centro dell'attenzione Un campione ma non
una carriera facile. Grande talento ma mai del tutto convincente, pronto a
smentire con gol e vittorie le piogge di critiche e perplessità,
Alessandro del Piero ha sempre vissuto nell’occhio del ciclone, pronto
ogni partita a dimostrare sempre la stoffa del suo talento, pronto a
ricominciare sempre come se fosse la prima volta. Ha vinto tutto ma,
forse, la garanzia del campione omnipotente, il giocatore che cambia la
squadra, il calciatore che decide la vittoria, non la ha mai avuta.
Alessandro Del Piero nasce il 9 novembre 1974 a Conegliano Veneto
(TV). Già giovanissimo
quando calciava il pallone si potevano ammirare la classe, l'eleganza e
quel modo imperturbabile ma ingannevole di affrontare i campi da gioco.
Chi lo conosce, sa bene che dietro quell'apparente freddezza (la stessa
che gli ha permesso di realizzare i suoi magnifici gol "alla Del
Piero"), si nasconde una grande sensibilità umana e una rigorosa
correttezza (è uno dei calciatori più rispettosi che si conoscano).
All'età di sedici
anni, nel 1991, Alessandro Del Piero si trasferisce al Padova, squadra
nella quale si mette subito in luce come uno dei talenti più importanti
del momento. In soli quattro anni brucia le tappe passando dalla Primavera
ai massimi livelli del calcio mondiale. Sacchi lo prova
subito in nazionale, debutta il 25 marzo 1995 contro la Estonia. Solo
nella stagione successiva Sacchi lo vuole come titolare nella sua squadra,
barriera di centro campo nelle qualificazione per la Coppa Europa, una
manifestazione dove tutti lo aspettano protagonista. Non sarà cos nella
gara d’esordio contro la Russia Sacchi lo sostituisce nel primo tempo
con Donadoni. Per lui terminerà la competizione e, addirittura, non verrà
più schierato dal tecnico emiliano. Incomincia un periodo difficile con
la maglia azzurra. Anche Maldini, nonostante i successi con la Juventus,
con lo considera fondamentale. Ai
mondiali del 1998 viene convocato, ma
nasce la staffetta con il grande Baggio che sarà ricca di polemiche. Lo
sostituisce contro il Camerun e il ruolo si inverte nella successiva gara
con l’Austria. Dal primo
minuto con la Norvegia viene sostituito da Conte. Maldini lo riprova nella
decisiva gara con la Francia, ma un Roberto Baggio richiesto a furor di
popolo, prenderà il suo posta nella parte finale dell’incontro. La figura di
riserva di lusso sarà sua anche negli europei del 2000, con Zoff che lo
manda a giocare solo i minuti finale di tutte le partite, finale compresa. Anche con Trapattoni
in Corea per Del Piero c’è posto solo in panchina. Questa volta sarà
Totti il calciatore con cui creare un staffetta. Alex sarà decisivo nella
partita contro il Messico, realizzando il gol del pareggio che ci porterà
alla beffarda partita con la Corea. Qui giocherà dal primo minuto per poi
essere sostituito al 61’ da Gattuso, privando la squadra, secondo la
storica strategia “trapattoniana”, di un attaccante quando si stava
vincendo. La sfortuna, l’arbitro Moreno e altre cose ci porterà al
triste epilogo della partita, che Alex vedrà solo dalla panchina.
Inserito
nella lista dei 23 che partecipano ai mondiali del 2006 in Germania, si è
autodefinito in conferenza stampa "Achille", perché come il
mitologico eroe omerico si ritirò sulla collina dopo la lite con il re
Agamennone, cosi anche Alex fa durante il ritiro di Duisburg, mettendosi
in disparte e attendendo le scelte del CT Lippi, consapevole della suo
stato di forma e della sua voglia di scendere in campo. Poi lo scandalo Moggiopoli, la revoca di due scudetti, "...due figli" come ha dichiarato Alex e la grande scommessa di riportare la sua Juventus subito in seria A, un progetto ambizioso. Adesso l'obiettivo dei duecento gol in bianconero, per il più grande cannoniere di sempre. Palmares:
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