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Un giovane Gentile nella Juventus dei primi anni settanta

Mondiali in Spagna con il famoso duello con Maradona

L'apoteosi della Coppa del Mondo del 1982

UNO DEI PIU' FORTI DIFENSORI DI SEMPRE

CLAUDIO GENTILE

Nato in Libia, vincerà sei scudetti nella Juventus di Trapattoni e i suoi duelli nel mondiale di Spagna passeranno alla storia

Doveva essere un personaggio del mondo del calcio è lo diventato, ma alla “grande”. Claudio Gentile nasce in Libia da genitori italiani e presto per lui il soprannome di “Gheddafi” è un  passo obbligatori, proprio quando il leader nord africano si accingeva a diventare socio di primo piano nella Fiat di metà anni settanta, in un momento di crisi del gruppo.

Del resto i suoi capelli ricci e la sua pelle bruna incutevano non poca paura, per un giocatore che diventerà uno dei più spietati difensori della storia del nostro calcio. Spietato, ma corretto. Fermava il suo avversario, ma mai fallosamente. Lo superava in velocità, con astuzia e con tecnica.

Nella Juventus arriva nella stagione 73-74, ad appena venti anni. L’anno successivo diventa titolare per vincere il suo primo tricolore. La sua carriera è quella della Juventus di Trapattoni,  che lo porterà nell’arco di nove anni a vincere sei scudetti. Mentre si accinge a vincere il suo primo campionato, Bernadini lo convoca nella nazionale post-Monaco, quando la nostra squadra era interamente da ricostruire. Giocherà terzino in coppia con Francesco Rocca, in una ruolo che vedrà alternarsi anche il suo compagno di squadra Marco Tardelli. Presto diventerà la colonna insostituibile della nostra difesa e Bearzot lo renderà il campione prezioso che tutti ricordiamo.

In qualsiasi incontro è per lui la marcatura dell’attaccante più pericoloso, Bearzot è sicuro che Gentile saprà fermarlo.

Gioca le qualificazioni per i mondiali in Argentina e realizza anche il gol del vantaggio nella delicata trasferta in Finlandia. Nella Coppa del Mondo giocherà in coppia con Antonio Cabrini, creando una coppia di difensori che farà la storia del nostro calcio. Ormai diventa un giocatore di livello internazionale e nei successivi mondiali in Spagna sarà protagonista assoluto. Per scaramanzia si fa crescere dei baffoni minacciosi, per rendere il suo aspettato ancora più “cattivo”. Il voto che ha fatto è quello di tagliarseli solo se l'Italia arriverà in finale.

Nella partita con l’Argentina Gentile deve marcare la leggenda vivente di Diego Maradona; comincia subito alla grande e Diego capisce che avrà vita dura. Nei primi minuti lo anticipa su tutti i palloni rendendo sterile gli attacchi argentini. Maradona perde convinzione con il passare del tempo gli avversari con il loro giocare più forte ormai annichilito, non riescono più a creare alcun pericolo per Zoff. Nella successiva partita con il Brasile per Gentile ancora un compito difficile, marcare Zico. Il duello è basato sulla velocità e sulla tecnica,ma alla fine Zico renderà pochissimo.

Per tutti l’immagine da ricordare e quella di campione brasiliano che mostra ad inizio della partita la sua maglia già strappata da un Gentile  furente ma corretto. Arriva però la sua seconda ammonizione e la squalifica per la semifinale contro la Polonia , ma in finale ci sarà, senza baffi per marcare un Rummenigge in non ottime condizioni fisiche.

Ormai Gentile dopo il mondiale vittorioso è il simbolo del “cattivo” per eccellenza del calcio mondiali, un aggettivo sicuramente esagerato. Nella Juventus arrivano i suoi rivali Platini e Boniek, ma ci sarà la sconfitta di Atena e la vittoria nella Coppa Coppe del 1984.

Dopo la vittoria la nazionale delude fino all’eliminazione in Coppa Europa. Claudio ha trenta anni e dieci anni di nazionale; ormai non è più titolare  e Bergomi e poi Baresi prendono il suo posto; per lui la panchina e scampoli di partita. La sua ultima maglia azzurre la veste in una amichevole contro il Canada  nel 1984. Sarà titolare e avrà la fascia del capitano per la prima ed unica volta.

Pochi mesi dopo il passaggio nella Fiorentina, una squadra ambiziosa con Passerella e con campioni come Oriali, Pecci e Pulici. Con i viola giocherà tre stagioni per poi passare nel 1988 al Piacenza dove conclude la sua carriera da calciatore.

Come tecnico vincerà altrettanto, allenando per ben sei anni la nazionale under 21, conquistando nel 2004 il titolo europeo e pochi mesi dopo il bronzo olimpico ad Atene.