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Pizzaballa con la maglia
del Milan 
La
famosa e ricercata sua figurina 
Ai
tempi della Roma dove giocherà tre campionati |
PIERLUIGI
PIZZABALLA, PORTIERE DEGLI ANNI SESSANTA-SETTANTA
NON
SOLO FIGURINA
E' il terzo
portiere della nazionale alla Rimet del 1966 e vince la Coppa Italia sia
con l'Atalanta che con la Roma. Gioca contro il Milan la partita della
"Fatal Verona" difende la porto rossonera nella finale di Coppa
delle Coppe del 1974
Sembra
strano,anzi assurdo che uno dei migliori portieri del nostro calcio
negli anni sessanta debba essere ricordato solo per una figurina ! Rara,
introvabile, costosissima ma dietro la storia di Pierluigi
Pizzaballa vi è
molto di più.
Eppure
questo portiere dal nome istrionico è entrato nel giro
azzurro, collezionando anche una presenza in nazionale, subentrando nel
secondo
tempo di Italia-Austria del 18 giugno 1966. Una prova ufficiale che gli
offrì
Fabbri, commissario tecnico dell’epoca, e che fu superata
brillantemente.
Per
lui il ruolo di terzo portiere per la Rimet in terra inglese. Davanti a
lui due
grandi come Albertosi e Anzolin della Juventus. Facciamo un passo
indietro; Pizzaballa nasce a
Bergamo il 14 settembre 1939. La squadra della sua città rimarrà sempre
nel suo
cuore al punto che sarà la sua prima formazione dove giocherà dal 1958
al 1966
con 87 presenze e la vittoria in Coppa Italia nella stagione 1962-63. Dopo
la
ventata di azzurro arriva alla Roma marcata della colorata gestione del
"mago dei poveri"
Oronzo Pugliese, e poi verrà allenato dal Mago vero ed originale, Helenio
Herrera.
Saranno
tre anni di buon livello dove i giallorossi arriveranno anche
a vincere la Coppa Italia proprio nell’ultima partita giocata con
Pizzaballa
con la maglia della Roma. Nella stagione successiva viene acquistato dal
Verona dove milita per quattro stagioni. Lui il protagonista
della “fatal
Verona” tanto ricordata con tristezza dai tifosi del Milan.; quel giorno
due
portieri si fronteggiano sui lati opposti del campo; per i diavoli William
Vecchi, erede molto discusso di Cudicini; dall’altra il nostro
Pizzaballa,
ormai non più giovanissimo. Sembrava che tutto fosse una semplice
passarella per la festeggiare lo scudetto rossonero invece l’incontro
fra l’incredibile finì 5 a 3 per il
Verona, ma per Luigi fu un giorno triste; la squadra del suo cuore l’Atalanta
era retrocessa in serie B.
Ironia
della sorte è proprio il Milan guidato da
Nereo Rocco ad acquistarlo per la stagione seguente e per lui però solo
una
panchina importante; William Vecchi è il titolare ma il
campionato del Milan
è alquanto deludente; si viaggia in posizione di mezza classifica;
l’unico
riscatto è la Coppa delle Coppe dove i rossoneri sono campioni uscenti,
ma
proprio nel momento più importante Vecchi si infortuna e Pizzaballa
rispolverato a nuovo torno protagonista di importante partite; ecco nella
semifinale contro il Borussia; due gare ostiche ma grazie ad un 2 a
0 a S.Siro, e sconfitta limitata ad un unico gol in trasferta, il Milan
gioca la sua
finale. L’avversario è ancora tedesco ma questa volta dell’est, il
Madburgo. La
squadra di Rocco ha i favori del pronostico e Pizzaballa è ancora
titolare. Per
un curioso destino la maglia che indossa nella finale e ultra moderna;
infatti
è di colore verde, all’epoca i portieri italiani avevano sempre la
casacca
nera, e porta il suo fidato numero “dodici”.
A
completare il look di Pizzaballa
anche una visto barba in sintonia con la moda dell’epoca. E’ una
partita
sfortunata; i tedeschi vincono quasi non giocando e grazie ad un autogol
di
Lanzi, che devia in rete un cross dalla sinistra, e ad un tiro da vicino
di
Seguin. Un grande evento quindi per Pizzaballa, ma anche la sua ultima
grande
partita.
Adesso davanti a lui arriva il numero uno degli anni sessanta; quel
Ricky
Alberatosi che dal Cagliari veste l’originale maglia tutta giallo oro di
un
Milan pronto al rilancio. Da buon panchinaro aspetta il suo turno e per
lui
solo pochissime partite. Sono solo dieci; Pierluigi con la sua maglia nera
con
il numero “dodici” entra in campo nella partite di fine campionato,
per pochi
minuti, e in quelle di pieno agosto in coppa Italia, come per ricordare
che
alla fine anche lui è della rosa milanista. Nel 1976 il ritorno alla sua
amata
città e l’onore ancora a distanza di ben dieci anni di poter difendere
la porta
dell’Atalanta. Con la felicità di essere ancora il "grande
vecchio" della squadra della sua città conclude la sua carriera , da
ricordare per uno dei primi portieri che oltre ad una grande bravura si
devono ricordare per la personalità e simpatia.
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