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E' SCOMPARSO IL MITICO DIFENSORE DEL MILAN E DELLA NAZIONALE ROBERTO ROSATO

CIAO, BABY FACE

Dal Torino al Milan per vincere tutto e far parte per anni dell' Italia sia di Fabbri che di Valcareggi

Il suo soprannome era “Baby Face”, faccia d’angelo, come i gangster americani degli anni ’30. Un sorriso da bambino per un killer dell’area di rigore, pronto a fermare anche gli avversari più difficili con le buone o con le cattive. Il tutto con classe ed eleganza da far rendere semplice ed elementare anche il più difficile intervento. Nato a Chieri, in provincia di Torino, il 13 agosto del 1943, per ironia della sorte nacque nello stesso giorno di Gianni Rivera, a pochi chilometri di distanza, segno del destino che presto renderà compagni di squadra i due campioni.

Rosato era un giocatore ambidestro, colpitore eccezionale, autorevole di testa, sapiente nei tackle e anche molto veloce, difficile trovagli un difetto. Esordì in seria A a soli diciotto anni con la maglia granata il 2 aprile del 1961. Quel Torino aveva in difesa giocatori arcigli come Ferrini, Bearzot e Fossati, ma il suo vero scopritore fu Nereo Rocco che subito capì le doti del giovane difensore. Rocco lo fece diventare il suo pupillo al punto che nel 1965 Fabbri lo volle provare in nazionale, facendolo debuttare nell’amichevole contro la Germania Ovest finita 1 a 1. Diventerà subito indispensabile per la squadra azzurra, giocando tutte le qualificazioni per il mondiale in Inghilterra e anche le due gare contro il Cile e contro l'URSS. Subito dopo la sconfitta con i sovietici, Fabbri rivoluziona la squadra mettendolo fuori squadra contro la Corea, commettendo un gravissimo errore. 

In campionato il Torino di Rocco era una squadra nuova e forte che giunse al terzo posto in campionato e Roberto fu subito inquadrato nel calcio mercato del Milan all’epoca del giovane presidente Carraro. L’acquisto riuscì al caro prezzo di ben 400 milione dell’epoca, tantissimo per un giovane difensore.

La stampa evidenzia il fatto che lui e Rivera sono nati nello stesso giorno e i due vengono ovviamente ribattezzati “I gemelli”. I rossoneri di quel periodo, stagione 1966-67, erano allenati da Silvestri che aveva riposto in Rosato tante speranza per formare una difesa imbattibile.

Rosato invece a Milano si trova male, spaesato e diventa l’ombra del giocatore che aveva fatto innamorare la curva Filadelfia.  Silvestri arriva la punto di rimbrottare seriamente il giocatore durante un intervallo di una partita. Rosato avverte il colpo e la sua carriera rossonera cambia, tornando a giocare con la grinta e la decisione dei giorni migliori. L’anno successivo con il ritorno in Rocco come allenatore, Roberto diventa il difensore di livello mondiale che tutti ricordiamo. Nel Milan giocherà per sette stagioni con 197 presenze e 4 reti. Vincerà uno scudetto, una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, tre Coppe Italia e due Coppa delle Coppe.

In nazionale ritorna protagonista, dopo un periodo in penobra, con Valcareggi che lo inserisca anche nella seconda finale della Coppa Europa con la Jugoslavia. Nel frattempo vince tutto con il Milan di Rocco, ma ai mondiali del 1970 è convocato solo come riserva di lusso. Al suo posto Niccolai, stopper appena sculettato del Cagliari. Arriva però un  “colpo di scena”; nella partita d’esordio Niccolai rimane seriamente infortunato e Rosato si alza dalla panchina tesissimo per un esordio mondiale inaspettato. Vicino a lui ancora una volta Gianni Rivera, che lo incoraggia vistosamente, conoscendo la sensibilità del giocatore.

                                                                                                                                                              

                             

Incomincerà una grande avventura che lo vede giocare in maniera precisa ed impeccabile in un torneo  dove fermerà giocatori come Muller e Pelè e di quest’ultimo avrà come premio la maglia dopo la sfortunata finale del mondiale messicano. Nella semifinale contro la Germania Ovest viene sostituito prima dei mitici tempi supplementari. Infatti per salvare la porta azzurra da un tiro di Muller, si esibisce in una acrobatica spaccata volante sulla linea di porta. La rete e salva ma lui si infortuna leggermente.

Nonostante abbia già vinto tantissimo solo dopo questo mondiale Rosato diviene protagonista affermato del calcio internazionale diventato indiscutibile nella formazione di Valcareggi. Disputerà ben 37 volte in azzurro, come “messicano” supererà la crisi e il rinnovamento dopo l’eliminazione dell’europeo del 1972 fino a giocare le prime gare di qualificazione per il mondiale tedesco.

Nel 1973 Rocco lascia il Milan e si chiude una fantastica stagione e Roberto Rosato passa al Genoa.

Roberto dopo un periodo sfortunato con numerosi e serie infortuni arriva nella città ligure con l’intelligenza di un atleta che considera il trasferimento non come un declassamento ma solo l’onorevole epilogo di una brillante carriera. Nel Genoa giocherà le sue ultime quattro stagioni, due in serie A e due in serie B, dove con grande professionalità dimostrerà ancora le sue grandi dote sia di difensore che di uomo. 

nelle foto : Rosato nel primo anno nel Milan con Silvestri come allenatore : al centro Rosato nella nazionale vincitrice in Coppa Europa nel 1968 e nella finale contro il Brasile nel mondiale messicano