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Schiaffino, eroe del Milan

All'età di 29 anni arriva in Italia, e saranno tre scudetti rossoneri

Con il Milan, il giorno del trionfo 

IL TABELLINO SERIE A

54-55 MILAN 27 15
55-56 MILAN 29 16
56-57 MILAN 29 9
57-58 MILAN 17 3
58-59 MILAN 27 2
59-60 MILAN 20 2
60-61 ROMA 29 3
61-62 ROMA 10 -

 

  SCHIAFFINO REGISTA E MENTE DEL MILAN 

EL DIOS DE FUTBOL

Storico nella Rimet del 1950, giunse nel Milan e conquistò tre scudetti. E' stato quattro volte azzurro

 

Quando arrivò nel nostro paese, nel 1954, non era più giovanissimo. Aveva infatti 29  anni e il suo nome era legato alla storica vittoria dell’Uruguay nella finale della Rimet di quattro anni prima, quando il suo gol del momentaneo pareggio aveva fatto cadere in una silenziosa tristezza il Maracanà. Ghiggia inizierà la storica tragedia.

Juan Alberto Schiaffino era nato a Montevideo nel 1925. Interno sinistro, dopo aver giocato con il Penarol per ben nove stagioni, fu acquistato dal Milan. Le sue caratteristiche erano quelle di un giocatore offensivo, ma dopo la vittoria nella Coppa del Mondo, il suo ruolo si evolse a quello di vero e proprio regista.

Dopo la vittoria del 1950 la tifoseria lo chiamò “Ed dios de Futbol” e allo stadio la gente faceva la fila per vederlo giocare con il Penarol.Il titolo di campione d'Uruguay arrivò  nel 1944,1949, 1951, 1953,  e 1954.

La sua genialità costituiva senza dubbio il lato saliente del suo repertorio e della sua personalità: inventava servizi tanto da sembrare il “giocatore” che muoveva i suoi compagni in campo come le pedina di una dama.

Sapeva quando fermare la squadra e quando dare il giusto impulso; le accelerazioni e i rallentamenti che Schiaffino dava alla manovra sono da antologia del calcio, come nella finale con il Brasile e contro l’Inghilterra nel mondiale elvetico.

Fu il presidente Rizzoli a portarlo a Milano, per “soli” 53 milioni. Nella sua prima stagione rossonera mise a segno 31 reti in 56 partite. Nel Milan trovò Gipo Viani, e anche con lui il rapporto non fu dei migliori. Spesso non seguiva i suoi ordini, andando spesso alla ricerca del gol a discapito delle disposizioni tecnica.

Grande in campo, ma un carattere spigoloso che non lo favori sicuramente nel nostro paese.Appena arrivato fu subito arruolato come oriundo, il suo nonno era genovese, e il responsabile della nazionale Foni lo mandò in azzurro. Saranno quattro le partite che vedono Schiaffino regista dell’Italia; la prima nell’amichevole con l’Argentina il 5 dicembre 1954; 2 a 0 con reti di Galli e Frignani.

Il ritorno nel club Italia solo dopo tre anni nel 1957; la sua ultima partita e contro l’Irlanda del Nord a Belfast, dove la sconfitta per 2 a 1 significò, per l’unica volta nella nostra storia, la mancata qualificazione alla fase finale di un mondiale.

In sei anni a Milan vinse lo scudetto per tre volte,nel 1955, 1957 e 1959.Non sempre amato dalla squadra, alla notizia della vendita alla Roma, la tifoseria milanista insorse.Il suo bilancio con Viani, Liedholm e compagni è lusinghiero; 149 gare e 48 reti.

Schiaffino fu venduto per la riguardevole cifra di 102 milioni dell’epoca; anche alla Roma diede il suo contributo , arrivando a raggiungere una buona simbiosi con Manfredini e portando la squadra alla conquista della Coppa delle Fiere, anche se non giocò la finale.

Torna in patria e gli viene affidata la guida della nazionale, ma senza successo. L’aspetta la panchina del Penalor ma sono anni che la sua squadra della lasciare il passo all’altra grande formazione di Montevideo, il Nacional. Abbandona il calcio per entrare nel settore immobiliare.

Con lui il calcio mondiale perde uno dei più grandi registi di sempre.